Radici

Stasera, poco prima delle nove, stavo pedalando in direzione centro per andare a bere una birra in un posto molto tradizionalmente tedesco con uno strano assembramento di amici e conoscenti irlandesi, dei loro genitori e delle loro couchsurfers polacche. Il posto tradizionalmente tedesco dove tutti noi, senza dircelo a vicenda, abbiamo portato i nostri genitori quando sono venuti a trovarci. Continua a leggere

The treasure map

Last night my mum reminded me that 12 years have already passed since my graduation day (yes, I’m an old woman). Although I studied (and enjoyed) English and German language and literature (and some French), I don’t think at the time I realised how wonderful it is to learn languages, and what a huge power it gives you.

For many years after my graduation, English became, in a way, my “second mother tongue”, but I totally forgot the others that I had been lazily learning. Continua a leggere

Un raggio di sole

Dodici luglio, sedici gradi, pioggia a catinelle.

Qui di solito non piove forte. Ovvero piove spesso, ma leggero. Oggi due colleghi skater sono venuti al lavoro col berretto di lana. O forse sembrava di lana, ma non lo era. Non ho avuto il coraggio di chiedere. Però so che a leggerlo, a voi che state in Italia, vi viene un colpo di calore. Continua a leggere

Out of office

Mezz’ora prima di uscire dall’ufficio mi prende una frenesia tale che non riesco più a scrivere. Devo ri-imparare come si mette l’out of office su Outlook, è da una vita che non lo faccio, e per di più in tedesco, dove sarà mai nascosto nelle impostazioni?

Accanno a metà l’ultima traduzione, salto in sella alla bici, esco dal cancello dell’ufficio e improvvisamente mi sembra di volare. Era da un anno e mezzo che non prendevo un giorno di ferie. Cioè, ne ho presi cinque in quattro mesi mentre lavoravo nell’ostello in Norvegia l’anno scorso, solo che non avevano il sapore dei giorni di ferie normali, ma quello della disperazione, dato che lavoravo sette giorni su sette, ventiquattr’ore al giorno praticamente, e quello che potreste definire un giorno di ferie era per me semplicemente il primo giorno di riposo dopo più di due mesi di lavoro ininterrotto. Continua a leggere

La parola magica

Anche se teoricamente non sarebbe il mio lavoro, quando al call center telefonano dalla Spagna e la collega madrelingua non c’è, il ragazzo del servizio clienti mi fa un cenno, mi tolgo le cuffie e lui mi dice la parola magica: Spagna! Continua a leggere

La stella immaginata

Alle quattro meno venti già sta finendo la notte. Mentre guido verso ovest, verso casa, alle mie spalle c’è un chiarore che comincia a far sparire le stelle. Le stelle, tante, le ho riviste dopo mesi in questa breve notte. Avevo dimenticato cosa volesse dire fare una gita in mezzo alla natura, è troppo accogliente il guscio in cui mi sono rifugiata, questa piccola città all’apparenza così sicura. Continua a leggere

Sul confine

C’è un televisore schiantato nella piazza vicino casa, quella popolata dai junkies e dagli skaters, a pochi metri da dove sono caduta con la bici l’altra sera, quando pioveva a dirotto, come qui non succede mai, e uscita dal lavoro avevo dovuto eccezionalmente aspettare sotto una tettoia che la pioggia si desse una calmata. E tu che sotto quella pioggia ci stavi lavorando – pedalando – mi hai chiesto di andare in copisteria per te un minuto prima che fosse FeierabendE quando sei arrivato avevo già formattato, stampato e tagliato i volantini e siamo ripartiti in bici e un brutto uomo ti ha detto di spostarti dalla pista ciclabile, tu e il tuo grande zaino-cubo di Foodora che è anche un arredo del tuo soggiorno, e io mi sono lasciata scappare un insulto in spagnolo bisbigliato a mezza bocca eppure lui l’ha sentito e forse capito, e così è stata quasi rissa e conseguente fuga, e io sono caduta con la bici sul marciapiede rosso bagnato, senza conseguenze per me e per la mia bici, ma non per la tua bici, che misteriosamente, forse per telepatia, ha sputato via la catena e ha rifiutato di continuare a funzionare. E così tu te ne sei andato verso il tuo appuntamento con i volantini freschi di stampa e la mia piccola bici a fiori fucsia e io in pizzeria al porto a piedi con la tua, rotta, quella che già avevi prestato a mio fratello, con un livido in più e il sorriso di chi si sente più vivo degli altri.

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