Alla fine del mondo c’è una nave parcheggiata da trent’anni in fondo al fiordo dopo un naufragio, a ricordarti anche in un giorno di sole che da queste parti una tempesta è quasi la norma.

Alla fine del mondo c’è un piccolo aeroporto nascosto tra le dune bianche di una spiaggia attraversata da fiumi che brillano di un azzurro quasi fluorescente.

Alla fine del mondo c’è un’altra spiaggia infinitamente più grande, e aeroplani d’epoca e un ostello e un altro di questi piccoli musei di non so cosa.

Alla fine del mondo c’è una strada di ghiaia e terra e buche che si inerpica lungo la scogliera senza guardrail, ma è larga abbastanza da non dare le vertigini. Anche perché ci pensa il paesaggio sterminato a farlo.

Alla fine del mondo c’è ancora un’ultima spiaggia, la più grande che abbia mai visto. C’è una chiesa tipo quelle di montagna, come le fanno da queste parti. E c’è un albergo alla fine del mondo, con stanze tutte in fila come cabine di uno stabilimento balneare. E c’è l’oceano.

Alla fine del mondo c’è una scogliera che è il regno dei pulcinella di mare, di gabbiani molto diversi da quelli mutanti che infestano le nostre città, di gazze marine e altre specie che all’inizio dell’estate vengono qui a nidificare sul precipizio della scogliera, e poi, quando i piccoli sono pronti al loro primo volo, urlando il loro incoraggiamento li fanno tuffare verso il mare da un’altezza questa sì davvero vertiginosa, mentre i predatori aspettano ai piedi della scogliera di catturarli e mangiarli. E al tramonto, quando quasi tutti i turisti sono andati via, nel mare là sotto spuntano le teste curiose delle foche, e intanto i pulcinella di mare se ne stanno lì sul ciglio della scogliera a farsi fare il ritratto.

Alla fine del mondo ci sono spazi infiniti tra una scogliera e l’altra, coperti di fiori piccoli o pietre o una specie di steppa. E qualcosa che somiglia a un faro e il punto più a ovest d’Europa.

Per arrivare alla fine del mondo la strada è così lunga che molti si fermano prima, sfiniti o soddisfatti di ciò che hanno fatto e di ciò che hanno visto fino ad allora. Ma se arrivi alla fine del mondo il premio sarà tanta di quella bellezza da farti dimenticare tutto, fermare il tempo e lasciarti un gran mal di testa, come una sbronza, e la voglia di fermarti un giorno intero a pensare a ciò che hai visto, a ciò che è stato.

Látrabjarg, fiordi del Nord-Ovest, Islanda.

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