Ho capito che da queste parti ci sono dei momenti in cui è importante esserci. Uno è il tramonto, e quindi ormai ho preso l’abitudine di congelarmi stando seduta al tavolo del campeggio in attesa dello spettacolo che ogni pomeriggio lascia senza parole chiunque si trovi a passare e si degni di alzare lo sguardo dalle impegnative attività da cui è preso, come sfogliare la guida per scegliere la falesia per domani, riguardare per la quattrocentesima volta il video dell’amico che ha fatto il salto con la corda dal ponte e che si fa prendere dal panico un attimo prima di buttarsi, o stare su Tinder a cercare una donna con cui uscire, visto che in ostello e in falesia le donne scarseggiano e oltre tutto sono già impegnate.

Stamattina ho scoperto però che vale la pena di esserci anche quando il sole sorge (tardi, per fortuna, perché non ho tanta voglia di svegliarmi presto), e che dalla finestra della mia stanza, collocata sola soletta in cima all’ostello con tanto di terrazza tutta mia, l’alba si vede meravigliosamente bene. Mi sa che non dormirò più con le tende chiuse e mi lascerò svegliare ogni mattina da questo spettacolo. A Roma dormivo da anni con la mascherina sugli occhi, mi dava fastidio anche solo la poca luce che filtrava dalla serranda della mia stanza che non si chiudeva perfettamente. A Roma dormivo così e se nel sonno mi perdevo la mascherina finivo per svegliarmi prestissimo in preda ai pensieri delle cose da fare. Qui se mi sveglio troppo presto sono comunque le otto meno venti e sono comunque andata a dormire non più tardi di mezzanotte.

E, soprattutto, tutti quei pensieri che affollavano la mia mente nei risvegli romani non ci sono più. Ci sono cose da imparare ogni giorno: come fare il cemento con l’argilla, la sabbia e la paglia; come tagliare i capelli (altrui) con forbici e macchinetta in modo creativo; come accendere (dopo mille tentativi) la stufa a legna; come preparare il porridge; come mettersi in autosicura per scattare foto di arrampicata in parete.

Ma non è che qui ci si svegli la mattina pensando “cosa voglio imparare oggi, cosa voglio fare oggi”. Non ci sono obiettivi, ma solo cose semplici. Ci si sveglia con una routine, ma senza un programma, e ci si abbandona a ciò che di bello la giornata avrà da offrire, a condizione di saperlo apprezzare, a condizione di avere gli occhi aperti, poche aspettative e ancor meno pregiudizi.

A condizione di accettare di farsi preparare per cena un piatto di pasta da un inglese, che nella pasta oltre al pesto ci mette olive ripiene, peperoncini e una quantità di aglio e cipolla che ucciderebbe chiunque, e io ero perplessa ma la pasta era buona alla fine e l’ho mangiata con gratitudine, e che l’aglio nel pesto c’è già glie lo spiegherò un’altra volta.

A condizione di non storcere il naso e prendere anche il caffè fatto con la moka dallo stesso inglese, che purtroppo non ha capito che non deve bersela tutta, quella caffettiera da nove, o salterà come un grillo per tutto il giorno in giro per l’ostello in preda a un’overdose da caffeina.

A condizione, soprattutto, di ricordarsi di scostare la tenda e vedere l’alba che c’è là fuori. Buongiorno, vado in cucina a vedere se mi ricordo come si prepara il porridge per colazione, e magari il caffè stavolta lo faccio io.

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