Sconfinare in Portogallo forse non è stata una grande idea. O, meglio, per dare a Cesare quel che è di Cesare, Sagres, ovvero l’estremità sud-occidentale dell’Algarve, la punta dove finisce la penisola iberica e inizia l’oceano, è una meraviglia di scogliere, spiagge, sentieri, onde, dune, surf e birre in ottima compagnia.

Non è stata una grande idea, invece, fermarsi per qualche giorno in Alentejo, la regione immediatamente a nord del più famoso Algarve, sulla via del ritorno da Sagres all’Andalusia.

Nell’entroterra ho incontrato un paese che mi pare depresso, fermo, cui manca del tutto il calore, ma anche il carattere, dell’Andalusia. Me ne sono accorta all’improvviso, percorrendo a piedi il ponte che segna il confine tra Spagna e Portogallo da queste parti. Da un lato, quello portoghese, c’è un paese che si chiama Pomarão, costruito addosso al confine, un paese che devo aver visto all’apice della sua vitalità visto che oggi e domani qui c’è la sagra del pesce, un enorme capannone con parecchi stand che offrono pesce di fiume cucinato secondo varie ricette locali, con i nomi scritti solo in portoghese e le foto dei vari pesci abbinate ai nomi, affisse accanto alla cassa per “aiutare” il turista a orientarsi.

Dall’altro lato del ponte, il cartello che segna l’ingresso in territorio spagnolo, andaluso per la precisione, esercita su di me un’attrazione fatale. Torno a prendere la macchina, che ho lasciato nel parcheggio della sagra, e con la scusa di fare il pieno in Spagna, dove il gasolio costa molto meno che in Portogallo, sconfino per una dozzina di chilometri fino a un paese di nome El Granado, dominato da un antico mulino a vento e caratterizzato dai tipici scorci dei paesi andalusi di cui mi sono innamorata. Vado al bar e subito due signori anziani, dopo essersi scostati dalla porta per lasciarmi entrare (“fai passare la muchacha“, ha detto uno dei due all’altro) attaccano allegramente bottone con il loro accento andaluso così diverso dallo spagnolo che parlano i personaggi del mio corso online. Faccio il pieno alla macchina e anche una ricarica alla mia sim spagnola. Mi sento a casa! Possibile che a dodici chilometri dal Portogallo il mondo sia così diverso? Forse sono io che improvvisamente ho capito che voglio restare qui in Andalusia. Eppure non ho ancora visto quasi nulla di questa terra, che per altro è molto più varia di come la immaginavo. Ogni provincia andalusa ha le sue caratteristiche: cemento, palude, montagna, deserto, mare, terreni agricoli e così via.

Il piano è di tornare in Spagna domani, per restare. Intanto faccio ritorno al mio angolino di bed&breakfast portoghese per quel che resta di oggi pomeriggio e per questa sera. Mentre me ne sto seduta a gustarmi gli ultimi raggi di sole della giornata sulla panchina davanti al bed&breakfast, vengo convocata da Maria, la signora ucraina che con il marito Nicola vive in un miniappartamento al piano terra e si occupa di tenere in ordine e puliti spazi comuni e camere. Nicola parla portoghese, un po’ d’inglese e un po’ di spagnolo e con lui riesco a comunicare sempre senza problemi. Gli ho chiesto del suo paese, che con la moglie ha lasciato diciassette anni fa, e mi ha detto che laggiù va tutto bene, che la guerra è solo nell’est e che per il resto la vita scorre senza alcun cambiamento. Maria, invece, oltre alla sua lingua parla solo portoghese, però le piace tantissimo chiacchierare, mi fa mille domande in portoghese e io cerco di capire e le rispondo in spagnolo. La cosa mi confonde non poco, il mio spagnolo è ancora troppo acerbo per questa confusione, in più i portoghesi in generale parlano bene inglese, perché qui i film non vengono doppiati, e non amano lo spagnolo. Io me ne dimentico sempre e, dato che in portoghese saprei dire solo obrigada (grazie) e não falo português (non parlo portoghese), rivolgo la parola a chiunque in spagnolo, ricevendo spesso in cambio sguardi di disapprovazione. C’è da dire che rispetto alle altre volte che sono stata in Portogallo, adesso che sto studiando spagnolo il portoghese scritto mi pare perfettamente comprensibile. Però parlarlo no, non saprei proprio da dove cominciare.

Adesso Maria mi chiede un aiuto linguistico. Aiuto! È arrivata una coppia di ospiti più o meno dell’età dei miei genitori, ed espletate le formalità di registrazione, documenti, chiave della stanza e così via, che evidentemente Maria è abituata a effettuare indipendentemente dalla lingua parlata dagli ospiti, la loro conversazione si è arenata sulle opzioni disponibili per mangiare qui. I due sono, o sembrerebbero, francesi e Maria vorrebbe che io traducessi in francese quello che lei sta spiegando in portoghese. Ci provo, ma non capisco neanche se ciò che sta elencando sono i pasti in generale (colazione, pranzo e cena) o alcune pietanze in particolare. E comunque la mia testa è immersa nel corso di spagnolo e il francese somiglia troppo allo spagnolo per non confondermi. Provo a parlare in inglese, ma loro lo capiscono ben poco, tanto più che io ho il vizio di parlare inglese troppo velocemente. Il marito della signora francese sfodera un’altra opzione: non è che per caso parli anche tedesco? I due sono nati, cresciuti e vivono an der Grenze, sul confine tra Francia e Germania. Sì, parlo anche tedesco, e in effetti non ricordo le parole giuste per tradurre il poco che ho capito di ciò che Maria voleva dire, ma almeno mi confondo un po’ meno e riesco ad azzeccare quattro o cinque parole in fila senza confondermi tra aquí,, oui, ici, yo, hoy, qui, … e a spiegare cos’è che ci faccio qui e perché mai nella mia testa c’è un groviglio di lingue che al momento pare davvero difficile da sbrogliare.

Certo, se non fossi venuta in Portogallo mi sarei complicata meno la vita da questo punto di vista! A Sagres ho vissuto per una settimana in una comunità di italiani e tedeschi che lavorano e surfano lì. In una settimana ho parlato spagnolo solo con una ragazza tedesca fidanzata con un italiano: visto che lei non parla italiano e lui non parla tedesco, i due si parlano in spagnolo, e io ne ho approfittato per fare un po’ di conversazione. Poi sono arrivata qui, in un Portogallo più “vero” e meno turistico, e le cose sono addirittura peggiorate. Devo tornare in Spagna per sfuggire a questa torre di Babele! Da domani mi aspetta l’Andalusia e una vita in cui non devo avere più scuse per parlare solo spagnolo. Aspetto il momento in cui scatterà la molla che mi porterà a parlare spagnolo senza pensarci. Imparare una nuova lingua apre molte porte quando sei in viaggio, e finora, senza conoscere lo spagnolo come la mia indole di linguista pignola richiederebbe, mi sono sentita un po’ una viaggiatrice a metà. Torno a studiare un altro po’, e mi preparo. Domani si torna in Andalusia. La mia nuova casa.

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