“C’è un televisore da qualche parte nel villaggio?”. È la domanda che più di frequente mi viene rivolta in questi giorni.

Nella sala da pranzo dell’ostello il televisore c’è e di solito è un oggetto che non interessa a nessuno, da queste parti. L’ostello è un edificio di centocinquant’anni di età che si vedono tutti, le maniglie delle porte ti restano in mano a volte e una coppia di olandesi un giorno mi ha chiamata per fare aggiustare la porta, era la seconda volta che gli capitava di dover uscire dalla finestra. Per fortuna stavano al piano terra. Poi il mio collega ha aggiustato la maniglia e meno male, perché gli ospiti successivi, per quanto escursionisti, avevano una settantina d’anni e non mi sarebbe piaciuto che dovessero uscire dalla finestra.

La sala da pranzo è una bella stanza luminosa con divani e un tavolo bianco, l’altra sera ho cenato lì a mezzanotte con gli amici italiani in visita e c’era una luce bellissima dalle finestre che affacciano sul giardino.

Il televisore è di fronte ai divani in questa bella stanza. Perfetto, ci siamo detti prima che iniziassero gli europei. Ce le guardiamo lì, le partite. Poi gli europei sono iniziati, un po’ sottotono da queste parti, l’interesse era vago e pigro, io ho visto la prima partita dell’Italia seduta ai tavoli all’aperto della panetteria sul computer del panettiere francese insieme a lui e al mio collega polacco, ma sono arrivati due ragazzi svizzeri con più birre di quelle che avevamo noi, abbiamo invitato anche una ragazza americana che era in ostello e abbiamo parlato di Obama e Bernie Sanders e di mille altre cose fino a notte fonda, e la partita non l’ho più vista. All’aperto comunque faceva un gran freddo, anche se era il 13 giugno avevo il cappello di lana, felpa e pile e pantaloni da trekking invernali. Insomma non era come stare all’aperto in un locale in via del Pigneto come ai mondiali di due anni fa, quando guardavo la partita ai tavoli del pub sfigato che la proiettava in streaming e quindi il gol arrivava in ritardo rispetto ai tavoli del locale accanto dotato di vera tv.

Comunque quella sera non abbiamo guardato la partita sul televisore dell’ostello perché non c’è il telecomando e mi hanno detto che senza telecomando non c’è modo di farci qualcosa con quel televisore. Devo andare a darci un’occhiata ma le giornate passano senza che ne abbia il modo. Comunque il mio collega e un ragazzo tedesco che era in ostello qualche giorno fa hanno dato un’occhiata e concluso che la tv è lì puramente a fini ornamentali. Inoltre, come già ho avuto modo di raccontare, c’è internet solo all’aperto intorno alla reception (e dentro alla reception, ma qui dentro ci possiamo stare solo noi che ci lavoriamo). E quindi c’è chi si piazza qua fuori con il cellulare a guardare la partita della propria squadra in streaming, magari accucciato sui gradini della reception per proteggersi dal vento che certe sere non è proprio clemente. L’alternativa è il bar-ristorante, che è bellissimo e figo e proietta (solo) alcune partite, ma una birra o un bicchiere di vino costano sui 9 euro, e con certe partite vi vorrei ben vedere a cavarvela con un bicchiere solo.

Poi siamo arrivati agli ottavi e la questione ora si fa più spinosa, bisogna trovare una soluzione. Qui sono tutti tedeschi e ieri che ha giocato la Germania ho mandato coloro che mi chiedevano dove guardare la partita a domandare se per caso i pescatori tedeschi che alloggiano in due delle nostre case che stanno proprio qui fuori alla reception, e che si sono portati la parabola da casa, potessero ospitare alcuni poveri connazionali soli e anche senza birra da portare in dono per l’ospitalità (in questo paese, e non intendo villaggio, ma in tutto il territorio norvegese, la domenica e anche il sabato pomeriggio non si possono comprare alcolici).

Non so come sia andata a finire ma so che dalla reception ieri pomeriggio avevo una colonna sonora parecchio chiassosa che mi fa pensare che non ci fosse alcuna carenza di birra, a casa dei pescatori tedeschi.

E poi Italia-Spagna, avevo il cuore un pochino diviso tra il mio paese e il fascino del paese che qualche mese fa mi ha adottato e dove voglio tornare. Quasi niente spagnoli da queste parti, ma ieri sera e fino a stamattina qui c’erano parecchi italiani, compreso un adorabile signore dal nome danese ma cresciuto a Roma, ma oggi pomeriggio all’ora della partita erano tutti andati via. Io, diversamente dagli altri, ho il wifi, ma ho bisogno del mio computer per lavorare e non posso usarlo come schermo per la partita. Un ragazzo inglese mi ha detto che andava a cercare qualcuno che avesse un portatile e avesse voglia di prestarlo, così avremmo potuto eccezionalmente guardare la partita al bancone della reception. Ma non è mai tornato. Ora chissà dove starà guardando la sua nazionale che mentre scrivo rischia di essere fatta fuori dall’Islanda. Una ragazza spagnola ha sospeso le sue escursioni in occasione di Italia-Spagna e anche lei mi ha chiesto del televisore. L’ho mandata al ristorante ed è tornata sconsolata dopo un paio d’ore, ma è venuta anche a rendere l’onore delle armi a me che però intanto non ho trovato uno streaming funzionante e ho continuato in ogni caso a dover accogliere gente in reception e rispondere a domande e telefonate come niente fosse. Quindi non so nulla di come è andata, risultato a parte, ma uno dei quattro signori belgi che sono arrivati stamattina mi ha detto che l’Italia è una squadra molto, molto fortunata.

Ora, sabato per fortuna la partita è in orario serale. Sono già andata a dire ai pescatori tedeschi che sabato sera vado a casa loro a vederla. Devo trovare qualcuno che stia dalla mia parte, o la vedo difficile. Ovviamente porterò tanta birra.

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