[English below, under the photos]

La prima volta che ho visto l’aurora boreale era cinque anni fa, in un quartiere residenziale di una bellissima città quattrocento chilometri ancora più a nord di qua. La gente portava a passeggio il cane e faceva jogging come niente fosse e noi siamo scesi dall’autobus di linea a tre fermate dal nostro affittacamere e sopra di noi danzava nel cielo questa cosa incredibile. Quella sera ho pensato a come sarebbe stato un giorno vivere in un posto dove l’aurora ce l’hai lì sulla tua testa quasi tutte le sere per molti mesi all’anno, e non ci fai più caso.

Poi l’ho vista varie altre volte, in mezzo alla natura e in momenti del tutto memorabili. Ma niente è come stasera, la prima volta che vedo davvero l’aurora sopra il cielo di casa, nel posto dove vivo, strappata ai fornelli su cui morta di fame dopo una rapida escursione pomeridiana finalmente quasi alle undici di sera iniziavo a cucinarmi qualcosa, e dopo essermi invece mangiata viva le due signore tedesche che alle dieci e mezza di sera, trovata la reception aperta per due minuti (ero lì per prendere qualcosa dal frigo, e basta), si sono affacciate a chiedere informazioni.

Una coinquilina che domani se ne va e che pochi minuti prima era andata a correre entra in casa gridando, northern lights, northern lights! E allora usciamo tutti, con le scarpe slacciate, mi telefona anche il capo che le ha viste anche lei, vado a chiamare gridando il mio collega e i nostri ospiti nelle case e nell’ostello, qualcuno non si sveglia, qualcuno è già uscito, chi ha fretta è uscito in infradito e inciampa dopo tre passi, tutti cercano di fare foto col cellulare, nessuno si fida che alla scogliera è più buio e si vede meglio, io col mio solito cavalletto sbagliato e la mia birra me ne sto stesa a terra a fotografare ma più che altro a guardare, perché ho imparato che ciò che si vede dell’aurora è di solito molto più bello di ciò che le foto potranno raccontare.

Non so cos’abbia di così speciale questo drappo verde che avvolge il cielo da queste parti, ma so per certo che la durezza della vita in questo posto è scomparsa in un attimo, stasera. E che anche se le nuvole cariche dell’acquazzone di domani sono arrivate presto a rovinare la festa, per un paio d’ore non ho saputo distogliere lo sguardo dal cielo. Non faceva neanche freddo, e ho continuato a seguire la luce che si faceva strada dietro alle nuvole, e accarezzava le montagne qua intorno, le montagne che ora sono mie, dopo averle percorse una a una e dopo essermi innamorata dei loro fianchi e delle loro forme. Ho pensato al ragazzo di cui due ospiti dell’ostello mi riferivano preoccupati poche ore fa, lo avevano visto salire con lo zaino grande con l’obiettivo di piantare la tenda vicino al rifugio, tra le montagne, tre ore a piedi da qui. Era tardi quando l’hanno visto salire e si preoccupavano che il buio calasse prima che lui potesse raggiungere la meta. Lì per lì ho pensato che in fondo poteva piantare la tenda un po’ dove gli pareva, quando si faceva tardi. Mi sono solo preoccupata per la pioggia che beccherà domattina. Ma ora lo invidio come poche volte ho invidiato qualcuno nella vita, lui sarà lì, da qualche parte tra laghi e montagne, con la sua tenda, e l’aurora, e per quanta fatica possa aver fatto su quel sentiero di fango con il suo grande zaino, e per quanta fatica farà domani a scendere sotto il diluvio, ne sarà valsa la pena.

Sono tornata a casa con macchina fotografica e cavalletto in mano, come una turista qualunque. Mentre pensavo che sembravo proprio una turista, un signore del posto incredibilmente mi ha salutata con un caloroso “benvenuta!”. Gli ho detto sconsolata e nel mio misero norvegese che abito qui già da quattro mesi. Non so se mi ha capita, ma almeno l’aurora ha fatto il miracolo di spingere un abitante che forse non avevo mai visto di giorno, figuriamoci di notte, addirittura a stringermi la mano. La stagione sta per finire, i turisti sono quasi tutti andati via, e forse per la prima volta, stasera, mi sono sentita a casa, qui. Grazie al concerto nel cielo che, chissà, dopo la pioggia di domani magari tornerà ancora una volta, prima che io vada via.

[English version]

The first time I saw the northern lights was five years ago, in a residential area of a beautiful town four hundred kilometres north of here. People were walking their dogs and jogging like nothing was going on. We got off the bus, just three stops from the place where we were staying, and this incredible thing was dancing in the sky above us. That night I wondered what it would have been like to live in a place where the aurora is above your head almost every night for many months every year, and you don’t really notice it anymore.

After that I’ve seen it again another few times, when I was in memorable, wild places. But nothing like tonight, the first time I’ve really seen northern lights in the sky above my home. I was cooking my first meal of the day. I had been hiking in the late afternoon, and I was starving. Two German women had just stopped by the reception to ask for information, but I was there only to grab something from the fridge. I sent them away telling them I really needed to eat. It was 11pm. I hurried back home to finally make some food.

A flatmate who’s leaving tomorrow and who had just left to go running opened the door and shouted: northern lights, northern lights! So we all get out, without tying our shoelaces, I get a call from my boss, she was on her way back home from a birthday party when she saw them, she’s not from here, but she’s been living here many years, but it seems she still notices the northern lights then when they are up in the sky. I go and call my colleague and the guests in the hostel and in the cabins, shouting, someone’s already out, someone got out in their flip flops and stumbles while they look at the sky. Everyone’s trying to take photos with their phones and no one trusts me that it’s darker if we go to the cliff so it’s easier to see and take good photos. My tripod is too small, as usual, so I lie on the ground with my beer, taking photos of the aurora, yes, but mostly just watching it, for I have learnt that the aurora you see is much better than what photos can show.

I don’t know what makes this green blanket wrapping the sky around here so special. What I know for sure is that the hardship of living up here has disappeared in a moment, this evening. And although rain-laden clouds came in quite quickly, bringing the party to an end, I stared at the sky for a couple more hours, oblivious of hunger and tiredness, incapable of making my way back home. It was not even cold, and my eyes kept following the light making its way behind the clouds, and caressing the mountains around here, these mountains that are mine, now that I have been on the summits and that I have fallen in love with their shapes and with their slopes. I thought about the guy that two hostel guests told me about a few hours ago, they were worried for him as he was going up the mountain with his big backpack, hoping to pitch his tent by the hut, three hours’ walk from here. It was late when he was going up and they were worried he might not make it before nightfall. He’s not going to be in trouble, I thought, he can pitch his tent wherever he wants after all, if it gets too dark. I only worried for the torrential rain that awaited him for tomorrow. But now I am jealous as hell as he’s up there, somewhere between lakes and mountains, with his tent and northern lights, and no matter how hard the ascent with his big backpack on that muddy trail, no matter how hard the descent tomorrow in the rain, it will have been totally worth it.

I was finally walking back home, camera and tripod in my hands, just like the ordinary tourist, when a local man stopped by and greeted me with an incredibly warm “velkommen!”. I was so disappointed he thought I was a tourist, and I tried to explain, in my poor Norwegian, that I’ve been living here four months now. I’m not sure he got the point, but at least I got another gift from the aurora. I got a handshake from a resident I had maybe never seen even at daytime, let alone at nighttime. The season is almost over, most tourists are gone, and maybe tonight, for the first time, I felt at home here. Thanks to the great gig in the sky that maybe, when the rain is over, will come back one more time, before I leave this place.

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