Tutta la vita davanti

Stasera me ne stavo seduta nel posto più sicuro che conosco per passare la sera del mio compleanno – sui materassoni della palestra di arrampicata – il posto più sicuro del mondo, se sopravvivi al più simpaticamente maligno dei tuoi compagni, quello a cui piacciono le sfide, che ti sfida a portare a casa finalmente quella via fatta solo di sei prese attaccate sotto un tetto, con la partenza senza piedi. E tu non hai più scuse, perché lui si presta pure a farti da gradino con le mani per aiutarti a raggiungere la presa di partenza altissima. E quasi riesci ad arrivare all’ultima presa, ma poi ovviamente alla penultima cadi di una caduta così rovinosa e scomposta che ti dici maledizione, chi me l’ha fatto fare, c’ho tante di quelle cose da fare nei prossimi giorni, e se ora mi sono fatta male e mi si gonfia la caviglia? (Per fortuna sto bene, non è successo niente, la caduta era tutta scena e non mi fa più male niente.)

E sì, la palestra è il posto più sicuro del mondo, se sopravvivi allo stesso compagno che informa l’intera palestra del fatto che è il tuo compleanno, così tu arrivi, e il ragazzo in reception ti fa gli auguri, poi quelli che ti stanno guardando arrampicare (o meglio tentare di arrampicare su questi blocchi da boulderisti che non fanno per me) ti fanno gli auguri, poi all’improvviso l’intera palestra si mette a cantare happy birthday to you, e tu non sai dove nasconderti.

E però, nonostante tutto, la palestra di arrampicata resta il mio posto preferito dove passare il compleanno. Magari sto attenta a non farmi male proprio oggi. E così me ne stavo seduta sui materassoni a guardare i miei due amici provare un blocco impossibile, quando mi è venuta in mente una cosa. Mi è venuta in mente la frase di un’altra compagna di arrampicata, la ragazza di quello di cui sopra, che la settimana scorsa mi ha detto: me lo dimentico sempre, che hai un bel po’ di anni più di noi. (Anche io me lo dimentico, spesso, non la sento la differenza di età.)

Stasera, sui materassoni, mi sono ricordata questa frase all’improvviso, e all’improvviso ho capito una cosa importante. Ho capito che la differenza di età non la sento, perché è come se per alcuni anni, in fondo, io non avessi vissuto davvero. Per alcuni anni ho aspettato di prendere decisioni, di riuscire a lasciare il lavoro e la città che mi facevano star male e m’intossicavano, di riuscire ad abbandonare quella vita che a detta di molti era l’unica possibile, mi era stata data in sorte, dovevo tenermela, lasciarla sarebbe equivalso a fare harakiri. Nel corso di quegli anni sono invecchiata anagraficamente, ma dentro me non ho vissuto davvero, non ho fatto passi avanti, sono rimasta ferma ad aspettare che davanti a me passasse l’occasione che mi avrebbe permesso di fare il salto.

E così, oggi, proprio oggi che è il mio compleanno e che fermandomi i capelli con un paio di ferretti mi sono trovata per la prima volta un capello bianco, mi sono ricordata il motivo per cui alla fine sono riuscita a farlo, il salto. C’è un motivo solo, è che non voglio sprecare neanche un secondo del tempo che mi è dato per vivere. Una persona tra le più care che ho, che la vita ha messo davvero alla prova con una brutta e improvvisa malattia, qualche giorno fa mi ha detto: sai, io voglio vivere appieno, voglio fare tutto quello che mi è possibile, non voglio passare il mio tempo a casa, non voglio privarmi delle cose belle, non voglio limitarmi più del dovuto, non voglio vivere con più cautele e ansie del necessario. Almeno per rispetto dei medici che si sono fatti in quattro per curarmi, che si sono presi il rischio di operarmi più volte, per cosa? Per permettermi di restare a casa a leggere il giornale, a mangiare, a guardare la tv, passare il tempo con i miei cari, uscire e fare cose senza mai esagerare, sperando di riuscire così ad avere una lunga vita senza scossoni? Che senso ha?

Già una volta, un po’ di mesi fa, quando ero ancora sull’isola lontana e in fondo a un brutto buco nero, era stata la stessa persona a ricordarmi in una lunga telefonata il perché non solo dobbiamo vivere, ma dobbiamo vivere appieno. E io lo devo alla me stessa che ne ha fatta di fatica per fare quel salto, e ne ha fatta di strada per portarmi fino a qui.

E poi sì, io ho già sprecato troppi anni in un lavoro che non mi rendeva felice, in una città in cui l’aria mi puzzava addosso e in cui mi svegliavo alle cinque del mattino in preda all’ansia di cosa mettere nello zaino e come incastrare i miei spostamenti per riuscire a fare tutto quello che dovevo fare durante la giornata. E se poi pioveva a dirotto? Oddio e se poi pioveva a dirotto, niente scooter, in ritardo su tutta la linea, ansia su tutta la linea, appuntamenti saltati, per cosa poi? Per cosa avrei dovuto ammazzarmi correndo con lo scooter sulla tangenziale o cercando di afferrare un tram in corsa sotto il diluvio?

Oggi compio trentasette anni e mi paiono troppi, vorrei averne solo cinque di meno, per sentire di avere ancora “tutta la vita davanti”. Vorrei non aver sprecato il tempo che ho sprecato a chiedermi se ne valeva la pena, di fare quel salto.

Sì, ne valeva la pena. Anche se nessuno di questi giorni da quando sono andata via è stato facile, anzi è stato tutto molto più difficile, e non è per niente facile affrontarlo da sola, pur con l’infinitamente prezioso aiuto di alcune persone che non finirò mai di ringraziare per il modo leggero, paziente e costante con cui sanno starmi accanto, starmi dietro, tenermi testa.

Due sere fa ho visto un documentario di mezz’ora, bellissimo, parla di un viaggio e di una passione sportiva. Parla di uomini e di scoperta di sé, del valore del tempo, della curiosità dei bambini che vedono una cosa nuova, di energia nascosta nelle mani, di tramonti su una spiaggia, di rituali, tradizioni, multe prese in scooter che non costa niente pagare per via del cambio molto favorevole. Ho visto questo documentario a spizzichi e bocconi mentre lavoravo, a distanza, con una persona molto cara, a un progetto che ci sta molto a cuore e che ci fa brillare gli occhi e incrociare le dita. O, meglio, a me fa brillare gli occhi, a lui non lo so, perché ci separa almeno un migliaio di chilometri e le nostre discussioni avvengono tramite chiamata whatsapp. Ma insomma credo che, a tutti e due, mettere insieme queste idee dia un bel po’ di speranza, nelle cose che saremo capaci di fare e che ci riserva il futuro. E mi sono ricordata che per queste cose voglio andare avanti. Per mettere le mie energie in qualcosa che mi fa brillare gli occhi. Nei racconti di viaggio, nel dimenticarmi il tempo, nel sognare posti lontani e nuovi o esperienze nuove e scoperte in posti vecchi e già conosciuti. Nel vivere ancora quante più vite è possibile, nel tempo che mi resta.

Ogni giorno, quando mi sveglio, e ogni sera, quando mi addormento, ho tanta paura. Però, mentre la mezzanotte si avvicina ed è quasi l’ora di darmi il cambio con mio fratello, che compie gli anni un giorno (e cinque anni) dopo di me, ho voluto scrivere tutto questo, per ricordarmelo quando non saprò bene per quale motivo sono qui, e per quale motivo non mi devo fermare mai.

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