La stella immaginata

Alle quattro meno venti già sta finendo la notte. Mentre guido verso ovest, verso casa, alle mie spalle c’è un chiarore che comincia a far sparire le stelle. Le stelle, tante, le ho riviste dopo mesi in questa breve notte. Avevo dimenticato cosa volesse dire fare una gita in mezzo alla natura, è troppo accogliente il guscio in cui mi sono rifugiata, questa piccola città all’apparenza così sicura.

Stanotte mi sono seduta su una panchina a guardare le stelle. Forse ho immaginato anche una stella cadente, forse c’era davvero. Non ho molti desideri, mi basta poter conservare il poco che ho. Le mie venti ore di lavoro tranquillo a settimana con la loro routine che non potrà mai uccidermi, i vestiti che ho indosso, che hanno tutti più di dieci anni di vita, la piccola casa che ha tanti difetti ma il grande pregio di trovarsi nel posto migliore del mondo, a cinquanta metri da tutto ciò che mi occorre e da tutto ciò che mi rende felice.

Stanotte ho rivisto le stelle e mi sono ricordata delle notti di primavera in tenda e dei weekend di arrampicata. L’odore dei nostri falò ha lasciato il posto al profumo fruttato delle shisha dei ragazzi siriani, che si sono lasciati alle spalle tutto, tranne quell’aroma che è casa. Avevo dimenticato il silenzio di quelle notti e quella sensazione di essere lontano da tutto, a solo un’ora di macchina dal mio letto.

Magari nelle prossime settimane prenderò la bici e la tenda e, seguendo il consiglio di un ragazzo olandese che ho conosciuto qualche mese fa e che insegna come non occorrano soldi né tempo per regalarsi un momento di avventura, andrò a dormire sotto le stelle da qualche parte appena fuori città. Ma forse non occorre. L’importante è ricordare di essere ancora in grado di amare quella sensazione, di guardare il cielo che si fa scuro, le stelle, l’alba, nelle notti brevissime di questa tiepida estate.

Cercare una stella cadente e non avere niente da desiderare. Se non una telefonata sorridente che mi ricorda che non sono la sola ad amare la felicità delle piccole cose. Di una bici rotta rubata, a lungo cercata e ritrovata per caso a pochi metri di distanza solo due settimane dopo, grazie alla luce tenue delle quattro del mattino. È ora di andare a dormire.

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