Il mio rifugio

Le palestre di arrampicata si nascondono di solito negli angoli più umidi e scuri delle periferie delle città, di ogni città, piccola o grande, in cui mi sono affacciata. Si nascondono, è il caso di dirlo, l’insegna di solito c’è, ma la noterai solo quando ormai sei praticamente arrivato all’ingresso. Qui la palestra di arrampicata, anzi di bouldering, perché la parete alta per scalare con la corda non c’è, esiste solo da due anni, quindi è ancora abbastanza una novità, ma nonostante si nasconda tra capannoni, silos, canali e parcheggi deserti, mi pare essere un luogo in cui si ritrova moltissima della gente più interessante che ho conosciuto in questi mesi. Come ho letto in un articolo ultimamente, probabilmente è solo perché la palestra di bouldering sta diventando un’alternativa alla palestra normale, al fitness. Dubito che la maggior parte di queste persone abbia mai visto o vedrà mai una corda o una falesia. Ma forse il tempo mi smentirà.

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Il dopolavoro

L’eccitazione che travolge l’arrampicatore romano quando sta per scattare l’ora legale e si può ricominciare a fare la pomeridiana. Ovvero prendersi un pomeriggio libero dal lavoro per andare a scalare in falesia. Scappare dall’ufficio come un ladro (ma con regolare permesso, s’intende) all’ora di pranzo, correre in scooter o macchina all’appuntamento in palestra o al parcheggio di un ipermercato, il cosiddetto Rusticone, tre quarti d’ora, massimo un’ora e un quarto di macchina e poi a giù a scalare fino a che il sole non sarà bello che tramontato, sfruttando ogni secondo di questo pomeriggio rubato alla giacca, alla cravatta, al computer, alle mail, alle riunioni o a quello che è. Mi piacevano tanto le pomeridiane quand’ero a Roma, così tanto che a un certo punto mi ero fatta cambiare l’orario di lavoro apposta.

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Dichiarazione d’amore

Pietrasecca. La falesia di casa, le fughe rapide dal lavoro nei pomeriggi d’estate, le ore piccole nelle sere di luglio che alle nove di sera sei ancora in parete e sul sentiero è già buio pesto, i tramonti di dicembre, le mattine d’inverno che arrivi quando non c’è nessuno e fa ancora freddo, ti fai scaldare dal primo sole e all’ora di pranzo sei già a casa. Continua a leggere

Immobile tra lame di roccia

C’era una volta un piccolo paese, neanche troppo piccolo, neanche troppo isolato, seduto su una serie di lame di roccia alte decine o un centinaio di metri, appoggiato sul fianco di una strana montagna che era essa stessa una lama, un gigantesco lastrone arancio e grigio. Il paese se ne stava lì, lento, quasi fermo, e sembrava ignaro della bellezza e del tesoro che custodiva, con le sue gole e le sue strane pareti. Continua a leggere