La casa in riva al mare

Torno a casa all’una e un quarto di notte solo per andare a dormire. Le ultime due ore le ho trascorse nascosta in una tana cui ho accesso quasi solo io, avevo bisogno di un po’ di silenzio dopo una giornata di lavoro in cui non ho fatto che parlare. E parlare a voce alta, scandendo le parole, con la signora cinese che è arrivata stamattina da sola con la gonna, il cappello, le sue sole venti parole in inglese e una gran voglia di chiacchierare, e ha preso in ostaggio prima me e poi il mio collega, cui avevo chiesto di sostituirmi per mezz’ora in reception per poi ritrovarlo con le mani nei capelli, perso tra le domande della signora.

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Quarti di finale

“C’è un televisore da qualche parte nel villaggio?”. È la domanda che più di frequente mi viene rivolta in questi giorni.

Nella sala da pranzo dell’ostello il televisore c’è e di solito è un oggetto che non interessa a nessuno, da queste parti. L’ostello è un edificio di centocinquant’anni di età che si vedono tutti, le maniglie delle porte ti restano in mano a volte e una coppia di olandesi un giorno mi ha chiamata per fare aggiustare la porta, era la seconda volta che gli capitava di dover uscire dalla finestra. Per fortuna stavano al piano terra. Poi il mio collega ha aggiustato la maniglia e meno male, perché gli ospiti successivi, per quanto escursionisti, avevano una settantina d’anni e non mi sarebbe piaciuto che dovessero uscire dalla finestra. Continua a leggere

La finestra sul mondo

[English below]

Sono qui da un mese e mezzo e già quando sono arrivata non faceva per niente buio. Ora giorno e notte la quantità di luce è perfettamente uguale, cambia solo la qualità. A quest’ora, verso mezzanotte, il mare diventa rosa da questo lato della costa, il lato sfigato, quello dove non c’è alba e non c’è tramonto (è sulla costa occidentale, dalla parte opposta rispetto a qui, che il sole fa finta di sorgere e tramontare, sfiora l’orizzonte e torna su). Io se posso vado alla scogliera con una lattina di birra, l’unico lusso che abbiamo da queste parti, lusso visto che una lattina da mezzo litro costa quasi quattro euro, e mi metto lì su un sasso a guardare il mare che cambia colore, con una luce diversa ogni giorno. L’anno scorso una ragazza norvegese che lavorava qui nella panetteria del villaggio mi disse una cosa che ora porto con me ogni giorno. Che puoi fare ogni giorno la stessa camminata, la stessa escursione, ma non sarà mai la stessa, perché la luce cambia ogni volta. La luce, la quantità di neve sulle montagne, gli uccelli in volo sopra il lago. Ora che sono qui da un po’ capisco cosa intende. E penso che forse se pubblico tante foto dello stesso lago e della stessa scogliera non percepirete, come faccio io, il tempo che passa, la neve che si scioglie, la luce che aumenta ancora per qualche giorno e che poi inizierà a diminuire e mi farà dimenticare la vaga tentazione di restare qui per qualche altro mese anche dopo l’estate, perché senza tutta questa luce questo posto è diverso, perde un po’ della sua magia. Continua a leggere

I know a beautiful place

Sud del Portogallo, fine marzo, tramonto. Sola in macchina di ritorno da una lunga escursione a piedi tra scogliere, dune e le onde più grandi che abbia mai visto o anche solo immaginato. A fine giornata presentimenti orribili – e, col senno di poi, tutt’altro che infondati – affollano la mia mente. Da diverse ore nell’iPod – sì, ho ancora l’iPod, finché dura – mi fa compagnia l’intera discografia di Lucio Dalla. Continua a leggere