Tutta mia la città

Una settimana e un giorno e quindici gradi in meno più tardi, il canale è deserto. Solo una dozzina di persone che corrono sole, e sulla via del ritorno, corre anche la squadra di calcio che poco prima si allenava nel campo sull’altra riva, con le maglie tutte spaiate.

Sotto il ponte vicino casa qualcuno ha lasciato tre sedie una accanto all’altra, qualcun altro ha costruito qualcosa che sembra una panchina di legno con uno strano schienale. Qui stasera non c’è nessuno, non ci sono i ragazzi argentini e americani a cui un paio di settimane fa distribuivo i volantini del nostro evento, non ci sono i tedeschi seduti sulle casse di birra ad aspettare gli amici mentre cala la notte. Ieri sera, mentre noi ce ne stavamo barricati a casa di un amico a guardare una partita di calcio dopo l’altra – barricati letteralmente, perché il proiettore è nella sua camera da letto e lui ha appena traslocato, e non avendo ancora montato le tende (qui le tapparelle sono cosa rara), ha messo un materasso appoggiato alla finestra per non far entrare la luce – dicevo, mentre ce ne stavamo barricati a guardare le partite, un’amica spagnola che vive qui ha mandato un messaggio che diceva: è una notte magnifica, forse è l’ultima notte d’estate, dove siete tutti?
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Avventura

Le due di notte di un martedì tutt’altro che qualunque, un martedì speciale da quasi trenta gradi e sole in faccia, pedaliamo verso casa, lungo il canale. Il tuo barbecue con le ruote sferraglianti, attaccato alla bici con una corda a mo’ di rimorchio fa un rumore incredibile, ma non ci sono case, intorno, non c’è nessuno che si sveglierà. Solo otto ore fa, mentre pedalavo carica come uno sherpa in costume da bagno, carica di sacchetti di carbonella a metà, fritz cola, candele, amaca a due piazze (ma piccole, per italiani), ketchup alle spezie regalato dalla vicina, sale, piatti di carta, biscotti, cioccolata, grissini al burro, felpa e jeans e scarpe chiuse per il freddo che non arriverà neanche quando calerà la notte, solo otto ore fa qui lungo il canale era affollato di migliaia di persone, carne, coppie che si baciavano una addosso all’altra, pelle tedesca pallida stesa a catturare in poche ore tutto il sole che si può. Erano giorni, quasi una settimana, che avevo sentito dire che ieri ci sarebbero stati quasi trenta gradi. Adesso ci siamo solo noi, come sempre, quelli che chiudono i locali perché vanno a dormire tardi, perché non lavorano la mattina, e adesso chiudono anche il canale, anche se la luce della luna non la puoi spegnere. Continua a leggere

Radici

Stasera, poco prima delle nove, stavo pedalando in direzione centro per andare a bere una birra in un posto molto tradizionalmente tedesco con uno strano assembramento di amici e conoscenti irlandesi, dei loro genitori e delle loro couchsurfers polacche. Il posto tradizionalmente tedesco dove tutti noi, senza dircelo a vicenda, abbiamo portato i nostri genitori quando sono venuti a trovarci. Continua a leggere

The treasure map

Last night my mum reminded me that 12 years have already passed since my graduation day (yes, I’m an old woman). Although I studied (and enjoyed) English and German language and literature (and some French), I don’t think at the time I realised how wonderful it is to learn languages, and what a huge power it gives you.

For many years after my graduation, English became, in a way, my “second mother tongue”, but I totally forgot the others that I had been lazily learning. Continua a leggere

Un raggio di sole

Dodici luglio, sedici gradi, pioggia a catinelle.

Qui di solito non piove forte. Ovvero piove spesso, ma leggero. Oggi due colleghi skater sono venuti al lavoro col berretto di lana. O forse sembrava di lana, ma non lo era. Non ho avuto il coraggio di chiedere. Però so che a leggerlo, a voi che state in Italia, vi viene un colpo di calore. Continua a leggere

La parola magica

Anche se teoricamente non sarebbe il mio lavoro, quando al call center telefonano dalla Spagna e la collega madrelingua non c’è, il ragazzo del servizio clienti mi fa un cenno, mi tolgo le cuffie e lui mi dice la parola magica: Spagna! Continua a leggere

La stella immaginata

Alle quattro meno venti già sta finendo la notte. Mentre guido verso ovest, verso casa, alle mie spalle c’è un chiarore che comincia a far sparire le stelle. Le stelle, tante, le ho riviste dopo mesi in questa breve notte. Avevo dimenticato cosa volesse dire fare una gita in mezzo alla natura, è troppo accogliente il guscio in cui mi sono rifugiata, questa piccola città all’apparenza così sicura. Continua a leggere