Dietro la cartolina

Viaggiare piano, anzi pianissimo. Fermarsi per qualche giorno in un posto che non sembra per nulla interessante, “buttar via” il pomeriggio, non mettere bandierine, non leggere la guida.

Uscire portando con sé costume, ciabatte, asciugamano anche se vai a comprare da mangiare, fare due passi sugli scogli per scattare qualche foto in una baia sommersa di alghe tra inseguimenti tra uccelli magrissimi dal becco rosso, camminare senza meta con le buste della spesa in mano. Continua a leggere

Vado a fare la spesa

In questi posti che a volte non hanno esattamente neanche un nome e un indirizzo, ma sono identificati solo da una freccia lungo la strada principale, “andare a fare la spesa” vuol dire 20 km fino al negozio più vicino o 50 km fino al primo centro abitato degno di essere chiamato tale. Ho finito il pane e alcuni altri generi di prima necessità, e non volendo costringermi a mangiare salumi e formaggi fino a dopodomani, decido di impiegare il pomeriggio per andare a fare un po’ di provviste.
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Verso sud

Sono seduta a terra da mezz’ora a bordo strada su una salita dove finisce l’asfalto e inizia la gravel road, la strada di ghiaia. A pochi metri da me un cartello segnala “gravel road ahead” e intima all’automobilista di rallentare e di prestare attenzione ai sassolini che la macchina potrebbe far schizzare in tutte le direzioni.
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Viaggi disorganizzati :)

Flateyri vuol dire qualcosa come “penisola piatta”. Un tempo era un villaggio di pescatori in mezzo al fiordo, ma la natura non gli ha risparmiato nulla. A ottobre saranno vent’anni da quando una valanga nel mezzo della notte portò con sé alcune case e la vita di 20 abitanti del posto, tra cui tre fratellini, il più grande dei quali aveva quattro anni. La zona colpita ora è una spianata senza abitazioni e sopra il paese è stata costruita una enorme barriera anti-valanga a forma di V rovesciata, coperta di quei fiori azzurri che qui sono ovunque. Dopo la valanga molti abitanti se ne sono andati, non potendo sopportare il trauma. Quello che è rimasto è un paese che si è convertito al turismo. La penisola è in una posizione strepitosa in mezzo al fiordo, e il sole tramonta proprio lì dove il fiordo incontra l’oceano. Anche l’oceano, però, minaccia Flateyri. Per difendersi dalle inondazioni gli abitanti del posto hanno dovuto costruire anche una barriera fatta di enormi massi, che di fatto li ha privati della vista sul mare. Bisogna arrampicarsi sui massi per godere dello spettacolo.
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Sentirsi a casa

“Io me ne vado via
dove chiudendo gli occhi senti i cani abbaiare
dove se apri le orecchie non le chiudi dalla rabbia e lo spavento
ma ragioni giusto seguendo il volo degli uccelli e il loro ritmo lento
dove puoi trovare un dio nelle mani di un uomo che lavora
e puoi rinunciare a una gioia per una sottile tenerezza
dove puoi nascere e morire con l’odore della neve
dove paga il giusto chi mangia, chi beve e fa l’amore
dove, per dio! la giornata è ancora fatta di ventiquattr’ore
e puoi uccidere il tuo passato col Dio che ti ha creato
guardando con durezza il loro viso
con la forza di un pugno chiuso e di un sorriso
e correre insieme agli altri ad incontrare il tuo futuro
che oggi è proprio tuo
e non andar più via”

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Ghost story

Il sole di mezzanotte mi ha fregata. La sera del mio arrivo nei fiordi il tempo era bellissimo, dal pulmino ho visto il sole alto sul mare e ho pensato che avrei avuto tutto il tempo che volevo per fotografarlo. E invece Ísafjőrđur,  dove ho passato due notti, è collocata in modo tale che il sole dopo una certa ora scompare dietro le montagne, e non c’è niente da vedere.
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