Una catena di regali

Dopo una serie di prove teoriche e pratiche (comprese le ovvie difficoltà con le complessità della lingua tedesca), immaginate di ricevere un tesserino che vi permette, come membro di un’organizzazione no profit che combatte gli sprechi alimentari, di andare, previo appuntamento, a recuperare le cose da mangiare che ristoranti, negozi, supermercati e bar altrimenti butterebbero via.

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Il grande salto

Quasi due settimane fa a mezzogiorno ero seduta in mezzo agli ulivi, ricoperta di fango dalla testa ai piedi, con una birra in mano e cose buone da mangiare, in una meritata pausa nel corso di una giornata in cui, con il fantastico couchsurfer che mi ospitava e con la sua ancor più fantastica madre, abbiamo raccolto oltre milleduecento chili di olive da una ventina dei seicento alberi del loro uliveto. Poi li abbiamo portati all’impianto dove le olive vengono pulite e pesate e infine portate nel posto in cui diverranno olio.
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La macchina del tempo

La casa è ancora lì, a metà della valle, con vista sull’alba (tarda) e sul tramonto. Sono ancora cinque i cani, ma due hanno cambiato casa, rimpiazzati da altri con cui non ho fatto in tempo a fare davvero amicizia. Sono ancora lì i cinque gatti, gli stessi di due anni fa, anche se uno di loro, uno dei due che stanotte hanno dormito nel mio letto causandomi un misto di incubi e felicità, ha un tumore che gli cresce su un fianco e che non si può curare.

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La neve

Questa è una di quelle foto che vorrei potessero parlare. Perché c’è molto di più della tempesta di neve. Ci siamo io e la mia macchina che non sapevo potesse affrontare questo tipo di intemperie senza alcun problema e in totale sicurezza. C’è la nostra città imbiancata che grazie a tutta questa neve torna a brillare di una luce che in questi mesi bui ci possiamo solo sognare.

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Quando disegnarono la felicità

Quando disegnarono la felicità, disegnarono una foto sfocata scattata davanti alla porta del bagno di un locale dove però la musica era buona, e noi indossavamo i nostri vestiti migliori e i nostri migliori sorrisi. E i sorrisi erano veri.

Quando disegnarono la felicità, disegnarono una domenica invernale, le luci accese della mia cucina, un tavolo pieno di verdure e formaggi e tazze di tè, e ore e ore di parole. Continua a leggere

La carta da parati

I tedeschi, a quanto pare, lo chiamano Tapetenwechsel. Ovvero, il cambio di scenario, di scenografia o, alla lettera, il cambio di carta da parati. Noi lo chiamiamo, semplicemente, “cambiare aria”. Un mio amico tedesco, che sa che amo le parole particolari come questa, me ne ha fatto dono – della parola, non della carta da parati – mentre qualche giorno fa attraversavo un parco di Roma e gli raccontavo, a distanza, che fare un salto nella mia vecchia vita, dopo un anno di assenza, ci voleva proprio. Continua a leggere