A tale of mortgages, climbing shoes, and things left behind

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On Saturday afternoon I was walking through the city centre, wearing my beloved FC Bayern jersey, enjoying the rays of light of such a wonderfully warm October day, happily greeting numerous friends and acquaintances along the way. I was walking fast to reach the place where we were going to watch the Bundesliga match, so I could not stop and chat with anyone for more than one minute. I was hopeful that we would win and put an end to a short but painful series of disappointing matches. Continua a leggere

L’elefante di cemento

Le partite vanno male da una settimana a questa parte, oggi ci ha salvato la sorte e una traversa maldestra o malandrina che dir si voglia. Domani è festa nazionale e quindi domani non si lavora e stasera non si torna a casa di corsa dopo la partita infrasettimanale, si resta fuori, anzi c’è chi arriva alle due di notte un attimo dopo che io sono andata via.

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La neve

Questa è una di quelle foto che vorrei potessero parlare. Perché c’è molto di più della tempesta di neve. Ci siamo io e la mia macchina che non sapevo potesse affrontare questo tipo di intemperie senza alcun problema e in totale sicurezza. C’è la nostra città imbiancata che grazie a tutta questa neve torna a brillare di una luce che in questi mesi bui ci possiamo solo sognare.

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Quando disegnarono la felicità

Quando disegnarono la felicità, disegnarono una foto sfocata scattata davanti alla porta del bagno di un locale dove però la musica era buona, e noi indossavamo i nostri vestiti migliori e i nostri migliori sorrisi. E i sorrisi erano veri.

Quando disegnarono la felicità, disegnarono una domenica invernale, le luci accese della mia cucina, un tavolo pieno di verdure e formaggi e tazze di tè, e ore e ore di parole. Continua a leggere

La carta da parati

I tedeschi, a quanto pare, lo chiamano Tapetenwechsel. Ovvero, il cambio di scenario, di scenografia o, alla lettera, il cambio di carta da parati. Noi lo chiamiamo, semplicemente, “cambiare aria”. Un mio amico tedesco, che sa che amo le parole particolari come questa, me ne ha fatto dono – della parola, non della carta da parati – mentre qualche giorno fa attraversavo un parco di Roma e gli raccontavo, a distanza, che fare un salto nella mia vecchia vita, dopo un anno di assenza, ci voleva proprio. Continua a leggere

La cesta del tesoro

Il pomodoro che mi guarda dal banco del supermercato alle nove e mezza di questo tiepido giovedì sera ha una faccia più pulita o forse più perfetta, ma ben più triste, del pomodoro un po’ più rosso, più morbido e a volte ammaccato che mi porto a casa nelle mie borse di tela verdi dopo averlo raccolto e “adottato” dalle ceste del Foodsharing di Josh, che tre-quattro sere a settimana ci apre le porte di casa sua per regalarci, prima di andare a dormire, il suo “raccolto” quotidiano: pane, frutta, verdura, a volte affettati, salse, piatti pronti del banco gastronomia, qualche sera fa persino una burrata. Continua a leggere

Cristallo

Che è l’ultimo sabato di settembre lo diresti solo perché a terra è tutto pieno di foglie. Gialle come il furgone della DHL fermo al semaforo, alcune rosse come la scritta sul furgone, solo colori accesi, quasi fluo. Lo spettacolo dell’autunno, in Germania, è più bello che da noi, forse perché le città e il panorama dal treno e dall’autostrada sono pieni di alberi diversi dai nostri pini e dalle nostre palme. L’anno scorso, in questi giorni, mentre ammiravo per la prima volta questo spettacolo e forse anche per questo mi innamoravo di questo paese, qualcuno mi aveva spiegato perché le foglie in autunno perdono il loro colore verde: perché gli alberi si riprendono nella parte più importante, il tronco e i rami, le sostanze che li tengono in vita, per risparmiare le forze in vista dell’inverno. Continua a leggere