Benvenuti a casa

La maledetta chiave non vuole saperne di infilarsi nella toppa della serratura del portone di casa. Potrei dare la colpa all’oscurità della notte, se non fosse che in Germania d’inverno le ore di luce sono meno di otto e la vista si abitua giocoforza a lavorare al buio. Finalmente riesco ad aprire il portone, in attesa che finalmente mercoledì vengano a sostituire la serratura difettosa. L’efficienza tedesca è un mito spesso sopravvalutato. Continua a leggere

A tale of mortgages, climbing shoes, and things left behind

[Versione italiana qui]

On Saturday afternoon I was walking through the city centre, wearing my beloved FC Bayern jersey, enjoying the rays of light of such a wonderfully warm October day, happily greeting numerous friends and acquaintances along the way. I was walking fast to reach the place where we were going to watch the Bundesliga match, so I could not stop and chat with anyone for more than one minute. I was hopeful that we would win and put an end to a short but painful series of disappointing matches. Continua a leggere

L’elefante di cemento

Le partite vanno male da una settimana a questa parte, oggi ci ha salvato la sorte e una traversa maldestra o malandrina che dir si voglia. Domani è festa nazionale e quindi domani non si lavora e stasera non si torna a casa di corsa dopo la partita infrasettimanale, si resta fuori, anzi c’è chi arriva alle due di notte un attimo dopo che io sono andata via.

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Estate sulla pelle

Ci sono sogni che faccio così assurdi e realistici da fare paura. Con personaggi del mondo reale mischiati senza alcun senso in posti che non c’entrano niente con loro. Ieri nel mio sogno c’era mio fratello, che mi manca un sacco. Non mi ricordo dov’era il posto, somigliava alle colline della Toscana, ma era tutt’altro. C’era gente che ci incasinava la vita, e c’erano amici, insomma c’erano persone belle e brutte, com’è fatta la vita. Continua a leggere

Love affair

Is there life after the World Cup? I had not asked myself this question since 1990, when the World Cup took place in Italy and I was still a child with a love affair with football. On the 3rd of July 1990 (I hadn’t realised it was the same date as today), Italy got kicked out of the World Cup they hosted as Argentina won the semifinal on penalty kicks. On that night I cried like a kid (well, I was a kid) wandering around the holiday resort where I was staying with my cousin and her family, not only because Italy was out but because I was feeling the end of the World Cup coming, after so many months (years maybe) of excitement and expectations preceding it. I cried so much that everyone was laughing at me (but okay, I was a kid) and my father took me to see Italy play the game for the third place against England, which was taking place in our hometown. I still don’t know how much it cost him (papà, you can tell me now! And I really appreciate it). Continua a leggere

Tra le bandiere

In Italia non state guardando i mondiali, lo so, qui però sì. Oggi la Germania ha giocato una merda, ha preso una batosta che a loro fa male. A me non fa male, io vivo in una bolla messicano-colombiano-spagnola qui a Münster e voglio bene a tutti loro. Uguale come va a finire, mi godo e mi godrò questi mondiali da spettatrice di tutte le partite, finora le ho viste quasi tutte, ho sempre qualcuno con cui simpatizzare, in questa bolla in cui per ogni paese ho un conoscente o amico o persino qualcuno che è andato in Russia per i mondiali (compreso chi ci è andato in bici). Continua a leggere

L’ostello delle anime

Sabato è stato il primo vero giorno di sole dell’anno. La sensazione che si prova nell’accorgersi di potersi togliere la giacca, almeno per qualche ora, almeno al sole, è qualcosa che solo chi vive a queste latitudini può capire. Perché qui l’inverno è interminabile e buio, ma poi la primavera e l’estate, in un certo senso, arrivano, con la promessa di lasciarci indossare davvero i pantaloni corti e i vestiti leggeri e di farci fare festa all’aperto fino a tardi con la luce del giorno.

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