Tag: consumi
E se hai freddo alle mani prendi le mie mani
Fuori è una domenica gelida e luminosa e io per ora la onoro godendomi il riscaldamento e il sole che illumina il mio divano. Ieri al mercato faceva così freddo che a poco è servito il burrocacao, sopra il labbro ho una macchia di pelle che si è seccata al punto di far male. Faceva freddo da morire mentre con gli altri foodsharer mettevo ordine tra le cassette di frutta e verdura ricevute dalle bancarelle che, invece di buttare la roba-quasi-vecchia, la danno a noi, e siccome non è che puoi toccare frutta e verdura con i guanti di lana, dopo mezz’ora a furia di star nude senza guanti, le punte delle dita erano quasi viola e quasi congelate e facevano male anche loro. Continua a leggere
Una catena di regali
La cesta del tesoro
Il pomodoro che mi guarda dal banco del supermercato alle nove e mezza di questo tiepido giovedì sera ha una faccia più pulita o forse più perfetta, ma ben più triste, del pomodoro un po’ più rosso, più morbido e a volte ammaccato che mi porto a casa nelle mie borse di tela verdi dopo averlo raccolto e “adottato” dalle ceste del Foodsharing di Josh, che tre-quattro sere a settimana ci apre le porte di casa sua per regalarci, prima di andare a dormire, il suo “raccolto” quotidiano: pane, frutta, verdura, a volte affettati, salse, piatti pronti del banco gastronomia, qualche sera fa persino una burrata. Continua a leggere
Radici
Stasera, poco prima delle nove, stavo pedalando in direzione centro per andare a bere una birra in un posto molto tradizionalmente tedesco con uno strano assembramento di amici e conoscenti irlandesi, dei loro genitori e delle loro couchsurfers polacche. Il posto tradizionalmente tedesco dove tutti noi, senza dircelo a vicenda, abbiamo portato i nostri genitori quando sono venuti a trovarci. Continua a leggere
Le ferite
Non sono solita ricondividere i miei vecchi post, ma è bello guardare alla me stessa di due anni fa, quella che ancora non aveva il grande zaino verde e parlava un paio di lingue in meno, che non immaginava che davvero sarebbe andata via, e che non aveva ancora imparato che quasi tutto quello che aveva era superfluo, ma stava iniziando ad accorgersene Continua a leggere
Il mercatino della felicità
Da quando ho lasciato il mio vecchio lavoro e la mia vecchia vita, e da quando prima in Spagna e poi in Norvegia ho vissuto a lungo lontano dalla città, uno dei cambiamenti più radicali che ho osservato in me è che ho iniziato a detestare i negozi. Non mi è mai più capitato di andare a fare shopping per combattere il malumore, anzi.
Mi capita qualche volta di accompagnare qualcuno per negozi: per esempio i miei genitori (mamma e papà, scusate se vi uso come esempio!) in visita qui in Germania volevano comprare qualcosa prima di ripartire, non necessariamente qualche souvenir, ma semplicemente delle cosette tipiche di qui, che ne so, una tazza termica come la uso io, o i filtri per il caffè (pur senza avere la macchina da caffè del tipo che si usa qui). E mentre giravamo per i grandi magazzini del centro mi saliva uno strano nervosismo che ho fatto fatica a non far trasparire. E continuavo a dire loro: no, questo non lo comprate, no, questo no, è inutile, non è adatto, e così via. Mamma e papà, perdonatemi! Continua a leggere