La carta da parati

I tedeschi, a quanto pare, lo chiamano Tapetenwechsel. Ovvero, il cambio di scenario, di scenografia o, alla lettera, il cambio di carta da parati. Noi lo chiamiamo, semplicemente, “cambiare aria”. Un mio amico tedesco, che sa che amo le parole particolari come questa, me ne ha fatto dono – della parola, non della carta da parati – mentre qualche giorno fa attraversavo un parco di Roma e gli raccontavo, a distanza, che fare un salto nella mia vecchia vita, dopo un anno di assenza, ci voleva proprio. Continua a leggere

Le ferite

Non sono solita ricondividere i miei vecchi post, ma è bello guardare alla me stessa di due anni fa, quella che ancora non aveva il grande zaino verde e parlava un paio di lingue in meno, che non immaginava che davvero sarebbe andata via, e che non aveva ancora imparato che quasi tutto quello che aveva era superfluo, ma stava iniziando ad accorgersene Continua a leggere

Arrivi e partenze

Ho aperto la porta, lasciato entrare il gatto che ha smontato pezzo pezzo l’albero di natale. La coinquilina dormiva ma l’abbiamo svegliata ridendo, non ce n’eravamo accorti. Un’amica, la più cara che ho, mi ha dato buca ancora una volta per stanchezza (e il suo anno lavorativo deve ancora cominciare) nonostante un appuntamento preso da settimane, perché questa città la uccide appena ci rimette piede, uccide lei come uccide me per gli svincoli chiusi senza preavviso e per le ansie degli altri che fanno capolino dalle chat di gruppo e dai messaggi dei colleghi in vista di domani e dalle mail che mi ero scordata di leggere. Un’altra amica mi ha cercata con un invito, una mostra e una cena ancora prima del previsto, e ho detto sì anche se avevo un altro mezzo impegno, perché è bello dire di sì agli inviti fatti con slancio da chi sa che tra qualche giorno sarò scivolata via. Il coinquilino nuovo mi ha offerto birre e chiacchiere in cucina con lui e un amico cervello in fuga felice, spaesato e lost in translation come me, ed è andato via verso una cena che dopo due settimane di nutrizione forzata natalizia da parte dei parenti si spera non preveda più di qualche stuzzichino. Continua a leggere

Al mio nuovo inizio

Non è oggi, il mio capodanno. Lo aspetto, mancano pochi, ormai pochissimi giorni, al mattino in cui dopo mesi di preparativi e di attese sarò finalmente in volo verso nuove terre e una nuova vita.

In questi giorni di scatoloni e conti da chiudere, tramonti e scorci da immaginare, vestiti da scegliere e cene di saluto, che poi non è un addio, ma un arrivederci, ovunque sarò e ovunque saremo, all’improvviso arriva un momento in cui abbandono la frenesia delle mille cose da fare, e mentre richiudo un cassetto pieno di calzini quasi tutti rigorosamente appaiati (fantastico! sono orgogliosa di me!), mi rendo conto all’improvviso che il momento è arrivato, e che sono persino quasi pronta. Continua a leggere

Dichiarazione d’amore

Pietrasecca. La falesia di casa, le fughe rapide dal lavoro nei pomeriggi d’estate, le ore piccole nelle sere di luglio che alle nove di sera sei ancora in parete e sul sentiero è già buio pesto, i tramonti di dicembre, le mattine d’inverno che arrivi quando non c’è nessuno e fa ancora freddo, ti fai scaldare dal primo sole e all’ora di pranzo sei già a casa. Continua a leggere

Risveglio

Il viaggio a piedi. Da quando quest’estate ho iniziato con l’autostop, guardo mappe elettroniche e cartacee con lo sguardo sognante di chi vorrebbe riuscire a partire senza prendere più tutti questi aerei. Non è che abbia paura di volare. È che il livello di emissioni prodotto da un volo aereo è tale da vanificare tutti i miei sforzi per vivere in modo sostenibile. E quest’anno, con quelli che sto per prendere, sono a quota dieci voli, tutti internazionali. Senso di colpa alle stelle. E poi, ho sempre paura di perderlo, l’aereo. Soprattutto perché i voli economici che prendo partono quasi sempre all’alba, quando i mezzi pubblici scarseggiano, e se dovesse saltare una corsa del trenino per l’aeroporto non saprei bene come cavarmela. Una volta, a Termini il primo treno in partenza per l’aeroporto era indicato al binario sbagliato, e insieme a molti altri mi sono trovata a salire e aspettare la partenza di un convoglio che non avrebbe lasciato la stazione prima di un’ora, mentre il primo Leonardo Express della giornata lasciava la stazione indisturbato – e probabilmente vuoto – da un altro binario. Miracolosamente ero riuscita ad arrivare all’imbarco del mio volo appena in tempo. Ma da allora non ho smesso di temere i brutti scherzi che il trasporto pubblico romano potrebbe giocarti quando hai un volo di prima mattina.

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