Fate piano.

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Stamattina nel dormiveglia stavo pensando agli appuntamenti che ho già, mio malgrado, preso per la data del mio ritorno. Come accadeva sempre nella mia vita di città, non ci sono più che quindici minuti tra un appuntamento e l’altro, solo che non ho più lo scooter, e non ho bene idea di come fare ad arrivare da una parte all’altra senza ammazzarmi. O forse è meglio dire che rischiavo di ammazzarmi ogni volta che correvo con lo scooter in tangenziale per non fare tardi. Ora non c’è rischio. Mentre pensavo a questa follia e meditavo di annullare gli impegni e semplicemente lasciar perdere tutto, mi sono avviata alla reception per iniziare la mia giornata di lavoro. Continua a leggere

La bussola

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Oggi mi hanno regalato una bussola. Me l’ha regalata una di quelle persone che passano di qui per tre giorni e con cui di sfuggita ti racconti la vita, mentre impazzisci in reception tra una telefonata e un check-in. Me l’ha regalata una delle tante persone che passano di qui e mi raccontano che anche loro hanno cambiato vita, e più volte. O che anche loro sono stati, o sono tuttora, in aspettativa dal loro lavoro, per pensare al futuro o semplicemente per dare un’occhiata al mondo senza una data di scadenza troppo ravvicinata. Anche se poi, come ho imparato quest’anno, anche se hai sei mesi, il tempo si dilata, si dilata a dismisura e non basta neanche per vedere un paese, magari sì per impararne la lingua, ma per fare un viaggio no, il tempo non basta mai, il viaggio, una volta iniziato, potrebbe non finire mai. Continua a leggere

La casa in riva al mare

Torno a casa all’una e un quarto di notte solo per andare a dormire. Le ultime due ore le ho trascorse nascosta in una tana cui ho accesso quasi solo io, avevo bisogno di un po’ di silenzio dopo una giornata di lavoro in cui non ho fatto che parlare. E parlare a voce alta, scandendo le parole, con la signora cinese che è arrivata stamattina da sola con la gonna, il cappello, le sue sole venti parole in inglese e una gran voglia di chiacchierare, e ha preso in ostaggio prima me e poi il mio collega, cui avevo chiesto di sostituirmi per mezz’ora in reception per poi ritrovarlo con le mani nei capelli, perso tra le domande della signora.

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Quarti di finale

“C’è un televisore da qualche parte nel villaggio?”. È la domanda che più di frequente mi viene rivolta in questi giorni.

Nella sala da pranzo dell’ostello il televisore c’è e di solito è un oggetto che non interessa a nessuno, da queste parti. L’ostello è un edificio di centocinquant’anni di età che si vedono tutti, le maniglie delle porte ti restano in mano a volte e una coppia di olandesi un giorno mi ha chiamata per fare aggiustare la porta, era la seconda volta che gli capitava di dover uscire dalla finestra. Per fortuna stavano al piano terra. Poi il mio collega ha aggiustato la maniglia e meno male, perché gli ospiti successivi, per quanto escursionisti, avevano una settantina d’anni e non mi sarebbe piaciuto che dovessero uscire dalla finestra. Continua a leggere

La finestra sul mondo

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Sono qui da un mese e mezzo e già quando sono arrivata non faceva per niente buio. Ora giorno e notte la quantità di luce è perfettamente uguale, cambia solo la qualità. A quest’ora, verso mezzanotte, il mare diventa rosa da questo lato della costa, il lato sfigato, quello dove non c’è alba e non c’è tramonto (è sulla costa occidentale, dalla parte opposta rispetto a qui, che il sole fa finta di sorgere e tramontare, sfiora l’orizzonte e torna su). Io se posso vado alla scogliera con una lattina di birra, l’unico lusso che abbiamo da queste parti, lusso visto che una lattina da mezzo litro costa quasi quattro euro, e mi metto lì su un sasso a guardare il mare che cambia colore, con una luce diversa ogni giorno. L’anno scorso una ragazza norvegese che lavorava qui nella panetteria del villaggio mi disse una cosa che ora porto con me ogni giorno. Che puoi fare ogni giorno la stessa camminata, la stessa escursione, ma non sarà mai la stessa, perché la luce cambia ogni volta. La luce, la quantità di neve sulle montagne, gli uccelli in volo sopra il lago. Ora che sono qui da un po’ capisco cosa intende. E penso che forse se pubblico tante foto dello stesso lago e della stessa scogliera non percepirete, come faccio io, il tempo che passa, la neve che si scioglie, la luce che aumenta ancora per qualche giorno e che poi inizierà a diminuire e mi farà dimenticare la vaga tentazione di restare qui per qualche altro mese anche dopo l’estate, perché senza tutta questa luce questo posto è diverso, perde un po’ della sua magia. Continua a leggere

Voglio restare

Sconfinare in Portogallo forse non è stata una grande idea. O, meglio, per dare a Cesare quel che è di Cesare, Sagres, ovvero l’estremità sud-occidentale dell’Algarve, la punta dove finisce la penisola iberica e inizia l’oceano, è una meraviglia di scogliere, spiagge, sentieri, onde, dune, surf e birre in ottima compagnia.

Non è stata una grande idea, invece, fermarsi per qualche giorno in Alentejo, la regione immediatamente a nord del più famoso Algarve, sulla via del ritorno da Sagres all’Andalusia. Continua a leggere

Lo zaino rosso

La ragazza con lo zaino rosso bussa alla porta a vetri del piccolo bed&breakfast, ma a parte me non c’è nessuno. Maria, Nicola e Nelson, i tre dipendenti, sono probabilmente tutti dall’altra parte della strada, nel bar-ristorante che credo appartenga agli stessi proprietari. Lascio le lenticchie a sobbollire in pentola e vado ad aprirle la porta. Vedere lei e il suo zaino mi strappa un sorriso. Credo sia la prima ragazza in viaggio da sola zaino in spalla che incontro da tre mesi a questa parte.

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