Buon compleanno

Oggi compio un anno di vita nuova. Come stamattina, un anno fa, lasciavo per l’ultima volta la mia stanza romana e, accompagnata da mamma e papà e da due zaini troppo grandi, uno per l’arrampicata e uno per tutto il resto, andavo a prendere l’aereo per quello che sarebbe stato solo il primo passo della mia nuova vita. In aeroporto incontravo per caso un vecchio amico e la sua ragazza in coda per il mio stesso volo, ambasciatori involontari ma incredibilmente gentili della mia nuova, temporanea terra. In volo verso un luogo che oggi non potrebbe essere più lontano, e in cui non ho voglia di tornare, riconoscevo già dal finestrino la terra arida e la montagna che avrebbe fatto da sfondo, per le successive sei settimane, a ogni risveglio e a ogni tramonto.

Avrei dovuto immaginare dagli eventi che mi attendevano al mio arrivo come sarebbe stata la mia vita nei mesi a venire. Ma, forse per fortuna, ho imparato a essere fin troppo concentrata sulle sensazioni del momento per preoccuparmi di ciò che mi aspetta.

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Ha det bra!

Le sei del mattino. Quest’isola, ormai la mia isola, non è mai stata così bella.

L’avevo vista poche volte, nella luce delle sei del mattino, che poi non è la stessa luce delle sei delle mattine di maggio in cui qualche volta, nel fine settimana, quando l’autobus delle sei e trenta non era in servizio, avevo accompagnato al traghetto una coppia di tedeschi che poi avevano scritto nella recensione parole fin troppo gentili su di me, e un’altra volta due scozzesi che mi avevano scambiata per spagnola, e l’architetto uruguayo che per due settimane era stato mio compagno di cene nella mia prima stanza sgangherata, di pranzi quasi rubati nella cucina dell’ostello mentre facevo le pulizie, di missioni notturne per recuperare ospiti rimasti bloccati da una frana e da un traghetto guasto, e di escursioni anch’esse notturne sulla montagna su cui dicevo a tutti di non salire (e avevo ragione). Continua a leggere

Autostrada

Domenica pomeriggio si gioca. In un fazzoletto di terra gialla qualcuno ha ritagliato un campetto di calcio a pochi metri dall’autostrada. Intorno, colline aride gialle costellate di ciuffi d’erba scura, una specie di deserto o meglio una specie di fondale di cartone, la scenografia di un film di Sergio Leone che infatti veniva a girare da queste parti. L’autostrada si è lasciata finalmente alle spalle il cemento della costa orientale della Spagna.  Continua a leggere

Il cartello giallo

Sull’autostrada, dalle parti di Alicante, c’è un grosso cartello giallo – anzi, due cartelli – con scritte in spagnolo e arabo, e il disegno di un traghetto. Le scritte dicono Almeria, città andalusa e antico porto del califfato di Cordoba, e poi Marruecos, Marocco, e un altro nome che non ricordo. Puntano verso sud. Puntano a terre che tra tre mesi potrebbero essere troppo calde per i miei gusti e a una costa che guarda all’Africa. Continua a leggere

Arrivi e partenze

Ho aperto la porta, lasciato entrare il gatto che ha smontato pezzo pezzo l’albero di natale. La coinquilina dormiva ma l’abbiamo svegliata ridendo, non ce n’eravamo accorti. Un’amica, la più cara che ho, mi ha dato buca ancora una volta per stanchezza (e il suo anno lavorativo deve ancora cominciare) nonostante un appuntamento preso da settimane, perché questa città la uccide appena ci rimette piede, uccide lei come uccide me per gli svincoli chiusi senza preavviso e per le ansie degli altri che fanno capolino dalle chat di gruppo e dai messaggi dei colleghi in vista di domani e dalle mail che mi ero scordata di leggere. Un’altra amica mi ha cercata con un invito, una mostra e una cena ancora prima del previsto, e ho detto sì anche se avevo un altro mezzo impegno, perché è bello dire di sì agli inviti fatti con slancio da chi sa che tra qualche giorno sarò scivolata via. Il coinquilino nuovo mi ha offerto birre e chiacchiere in cucina con lui e un amico cervello in fuga felice, spaesato e lost in translation come me, ed è andato via verso una cena che dopo due settimane di nutrizione forzata natalizia da parte dei parenti si spera non preveda più di qualche stuzzichino. Continua a leggere

Al mio nuovo inizio

Non è oggi, il mio capodanno. Lo aspetto, mancano pochi, ormai pochissimi giorni, al mattino in cui dopo mesi di preparativi e di attese sarò finalmente in volo verso nuove terre e una nuova vita.

In questi giorni di scatoloni e conti da chiudere, tramonti e scorci da immaginare, vestiti da scegliere e cene di saluto, che poi non è un addio, ma un arrivederci, ovunque sarò e ovunque saremo, all’improvviso arriva un momento in cui abbandono la frenesia delle mille cose da fare, e mentre richiudo un cassetto pieno di calzini quasi tutti rigorosamente appaiati (fantastico! sono orgogliosa di me!), mi rendo conto all’improvviso che il momento è arrivato, e che sono persino quasi pronta. Continua a leggere