Autostrada

Domenica pomeriggio si gioca. In un fazzoletto di terra gialla qualcuno ha ritagliato un campetto di calcio a pochi metri dall’autostrada. Intorno, colline aride gialle costellate di ciuffi d’erba scura, una specie di deserto o meglio una specie di fondale di cartone, la scenografia di un film di Sergio Leone che infatti veniva a girare da queste parti. L’autostrada si è lasciata finalmente alle spalle il cemento della costa orientale della Spagna.  Continua a leggere

Il cartello giallo

Sull’autostrada, dalle parti di Alicante, c’è un grosso cartello giallo – anzi, due cartelli – con scritte in spagnolo e arabo, e il disegno di un traghetto. Le scritte dicono Almeria, città andalusa e antico porto del califfato di Cordoba, e poi Marruecos, Marocco, e un altro nome che non ricordo. Puntano verso sud. Puntano a terre che tra tre mesi potrebbero essere troppo calde per i miei gusti e a una costa che guarda all’Africa. Continua a leggere

Arrivi e partenze

Ho aperto la porta, lasciato entrare il gatto che ha smontato pezzo pezzo l’albero di natale. La coinquilina dormiva ma l’abbiamo svegliata ridendo, non ce n’eravamo accorti. Un’amica, la più cara che ho, mi ha dato buca ancora una volta per stanchezza (e il suo anno lavorativo deve ancora cominciare) nonostante un appuntamento preso da settimane, perché questa città la uccide appena ci rimette piede, uccide lei come uccide me per gli svincoli chiusi senza preavviso e per le ansie degli altri che fanno capolino dalle chat di gruppo e dai messaggi dei colleghi in vista di domani e dalle mail che mi ero scordata di leggere. Un’altra amica mi ha cercata con un invito, una mostra e una cena ancora prima del previsto, e ho detto sì anche se avevo un altro mezzo impegno, perché è bello dire di sì agli inviti fatti con slancio da chi sa che tra qualche giorno sarò scivolata via. Il coinquilino nuovo mi ha offerto birre e chiacchiere in cucina con lui e un amico cervello in fuga felice, spaesato e lost in translation come me, ed è andato via verso una cena che dopo due settimane di nutrizione forzata natalizia da parte dei parenti si spera non preveda più di qualche stuzzichino. Continua a leggere

Al mio nuovo inizio

Non è oggi, il mio capodanno. Lo aspetto, mancano pochi, ormai pochissimi giorni, al mattino in cui dopo mesi di preparativi e di attese sarò finalmente in volo verso nuove terre e una nuova vita.

In questi giorni di scatoloni e conti da chiudere, tramonti e scorci da immaginare, vestiti da scegliere e cene di saluto, che poi non è un addio, ma un arrivederci, ovunque sarò e ovunque saremo, all’improvviso arriva un momento in cui abbandono la frenesia delle mille cose da fare, e mentre richiudo un cassetto pieno di calzini quasi tutti rigorosamente appaiati (fantastico! sono orgogliosa di me!), mi rendo conto all’improvviso che il momento è arrivato, e che sono persino quasi pronta. Continua a leggere

Risveglio

Il viaggio a piedi. Da quando quest’estate ho iniziato con l’autostop, guardo mappe elettroniche e cartacee con lo sguardo sognante di chi vorrebbe riuscire a partire senza prendere più tutti questi aerei. Non è che abbia paura di volare. È che il livello di emissioni prodotto da un volo aereo è tale da vanificare tutti i miei sforzi per vivere in modo sostenibile. E quest’anno, con quelli che sto per prendere, sono a quota dieci voli, tutti internazionali. Senso di colpa alle stelle. E poi, ho sempre paura di perderlo, l’aereo. Soprattutto perché i voli economici che prendo partono quasi sempre all’alba, quando i mezzi pubblici scarseggiano, e se dovesse saltare una corsa del trenino per l’aeroporto non saprei bene come cavarmela. Una volta, a Termini il primo treno in partenza per l’aeroporto era indicato al binario sbagliato, e insieme a molti altri mi sono trovata a salire e aspettare la partenza di un convoglio che non avrebbe lasciato la stazione prima di un’ora, mentre il primo Leonardo Express della giornata lasciava la stazione indisturbato – e probabilmente vuoto – da un altro binario. Miracolosamente ero riuscita ad arrivare all’imbarco del mio volo appena in tempo. Ma da allora non ho smesso di temere i brutti scherzi che il trasporto pubblico romano potrebbe giocarti quando hai un volo di prima mattina.

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