Arrivederci estate

Mezzogiorno. La mia amica in visita dorme nella mia stanza, distrutta dalla notte di ieri, mentre io faccio colazione in cucina con latte e biscotti italiani come quelli di casa della nonna. Questa casa mi piace ancora di più da quando possiamo tenere le finestre spalancate ed entra solo il sole, un educato cinguettio e a volte qualche voce che si gode il bel tempo in giardino.
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Weekend

Nella strada accanto al cinema il silenzio di un venerdì sera leggermente piovoso è interrotto solo da una serranda che rumorosamente si abbassa. Qualcuno va a dormire mentre l’avventura del mio fine settimana sta appena per cominciare. Continua a leggere

Liberi tutti

Le sette del mattino, inizia già a fare giorno e la luce rende quasi bello persino il brutto, sperduto quartiere residenziale per studenti dove vivono due degli amici con cui ho condiviso questa ultima, folle giornata di carnevale. Forse non è vero che è questa luce a rendere tutto più bello, ma forse solo il pensiero che finalmente, tra pochi minuti, per due ore e mezza potrò infilarmi sotto le coperte che uno dei due amici mi presterà e concedermi un breve riposo prima di andare al lavoro, soluzione di fortuna visto che la mia coinquilina dorme e ho lasciato le chiavi a casa. Siamo reduci da tre ore di treno regionale in piena notte con due cambi, più un autobus e prima un taxi. Sul treno abbiamo dormito a turno, mettendo la sveglia sui cellulari dalle batterie ormai tenute in vita a fatica, per non perdere la coincidenza tra un regionale e l’altro.  Continua a leggere

Il grande salto

Quasi due settimane fa a mezzogiorno ero seduta in mezzo agli ulivi, ricoperta di fango dalla testa ai piedi, con una birra in mano e cose buone da mangiare, in una meritata pausa nel corso di una giornata in cui, con il fantastico couchsurfer che mi ospitava e con la sua ancor più fantastica madre, abbiamo raccolto oltre milleduecento chili di olive da una ventina dei seicento alberi del loro uliveto. Poi li abbiamo portati all’impianto dove le olive vengono pulite e pesate e infine portate nel posto in cui diverranno olio.
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La macchina del tempo

La casa è ancora lì, a metà della valle, con vista sull’alba (tarda) e sul tramonto. Sono ancora cinque i cani, ma due hanno cambiato casa, rimpiazzati da altri con cui non ho fatto in tempo a fare davvero amicizia. Sono ancora lì i cinque gatti, gli stessi di due anni fa, anche se uno di loro, uno dei due che stanotte hanno dormito nel mio letto causandomi un misto di incubi e felicità, ha un tumore che gli cresce su un fianco e che non si può curare.

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La carta da parati

I tedeschi, a quanto pare, lo chiamano Tapetenwechsel. Ovvero, il cambio di scenario, di scenografia o, alla lettera, il cambio di carta da parati. Noi lo chiamiamo, semplicemente, “cambiare aria”. Un mio amico tedesco, che sa che amo le parole particolari come questa, me ne ha fatto dono – della parola, non della carta da parati – mentre qualche giorno fa attraversavo un parco di Roma e gli raccontavo, a distanza, che fare un salto nella mia vecchia vita, dopo un anno di assenza, ci voleva proprio. Continua a leggere