Non ho ancora viaggiato abbastanza nella mia vita; tutt’altro. Ma, soprattutto, non sono mai (ancora) andata davvero lontano. E così non ho mai fatto un volo così lungo (cinque ore senza scali) come quello di stanotte da Roma a Reykjavík. Per di più, di notte. Un po’ dormi, ma dopo esserti guadagnata un posto finestrino che non era il tuo, vorresti stare tutto il tempo col naso incollato al vetro a guardare cosa c’è fuori.

Ciò che rende affascinante il volo per Reykjavík, mi aveva detto un amico poco prima che partissi per l’Islanda la prima volta, due anni fa, è che è un po’ come atterrare sulla luna. L’aeroporto internazionale, Keflavík, si trova su una penisola a sud-ovest della capitale, che si chiama Reykjanes e che le guide e i pacchetti dei viaggi organizzati presentano come “un’Islanda in miniatura”, in cui nell’arco di una giornata riesci a vedere, senza neanche allontanarti troppo dall’aeroporto, esempi dei vari fenomeni geologici che caratterizzano questa terra. È qui che si trova anche la famosa (tra coloro che visitano o ambiscono a visitare l’Islanda) Laguna blu, versione molto grande e super turistica delle piscine termali naturali all’aperto che si trovano un po’ in tutta l’Islanda.

Insomma, se vi propongono “un weekend in Islanda” da turisti mordi e fuggi (un weekend durante il quale non avrete modo di rendervi conto degli spazi sterminati, deserti ed estremi di questo paese. E a parte questo, per ragioni di principio a questo tipo di turismo non potrei essere più contraria), dicevo, se vi propongono un weekend in Islanda tutto compreso, di fatto vi aspetta il giro di questa penisola coperta di campi di lava, la Laguna blu, il cosiddetto e turisticissimo Golden Circle, e due passi a Reykjavík: la chiesa di Hallgrímskirkja dal cui campanile si vede tutta la coloratissima città, e l’Harpa, auditorium tutto a vetri come si usa in questi paesi che hanno bisogno di catturare tutta la luce che possono.

E a proposito di luce, avevo iniziato a scrivere con l’intenzione di parlare proprio di questo. Dall’oscurità che ha accompagnato le prime ore di volo, a un certo punto nella direzione in cui sta andando l’aereo spunta la luce. Come un’alba che l’aereo insegue e che poi raggiungerà. Il cielo blu notte sfuma in un blu molto più chiaro, e poi,  più vicina alla terra e staccata dal resto da uno strato di nuvole, una striscia di cielo rosso che nel corso del volo prenderà forme sempre diverse. Il sole di mezzanotte che, dopo qualche ora, all’atterraggio sulla luna se ne starà lì in fondo a un cielo per il resto grigio di pioggia, sopra i campi di lava. Sono le due di notte ed è come se fosse giorno. Uno strano giorno.

In volo da Roma a Reykjavík, Islanda.

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