Stavo tornando a casa dopo una notte non delle migliori, anche se di peggiori ce ne sono state, eccome. Tornavo a casa a piedi perché già ho imparato a non uscire in bici quando c’è di mezzo una festa. Ho detto buonanotte a una compagnia fatta di una ragazza che si è ubriacata per la tristezza del suo cuore spezzato da uno che se ne approfitta soltanto, di due uomini che si contendono la mia amica che tra quattro giorni parte e che alla fine penso se ne andrà a casa da sola, e di una diciannovenne che il mio amico quindici anni più vecchio di lei si porterà a casa stasera, solo poche ore dopo essersi accomiatato da una di lei connazionale che ha passato quattro giorni di vacanza a casa di lui (e un poco a casa mia) immaginando probabilmente di essere in un porto sicuro tra le braccia di qualcuno che la capisce, conosce la sua terra, e invece.

Stavo tornando a casa a piedi avvolta da una nube di amarezza pensando alle illusioni che impunemente si costruiscono nella mente di persone che vorrebbero solo risvegliarsi felici il mattino dopo. Va bene, io le ho fatte incontrare queste persone, stasera, è stato bello, tante chiacchiere, tanti abbracci e tante risate, fino a che non siamo rimasti da soli, questa compagnia di sette sbandati, io con la voglia di tornare a casa e gli altri tutti con una certa paura di abbandonare l’equilibrio precario creatosi nel locale e vedere che strada prende la notte.
Lungo il breve tratto di Promenade che devo percorrere è pieno di scoiattoli. Mi ricorda quanto mi piace questa città così immersa nella natura. Svolto a sinistra nella mia strada e mi accorgo che ancora una volta, nascosto sui gradini del negozio di fiori, c’è il tizio che immagino senza casa e che un paio di settimane fa al supermercato a mezzanotte meno un quarto mi ha domandato perché avevo la senape nella tasca dello zaino (ma era Voltaren per il mio mal di schiena). Per fortuna non mi fa caso.
A pochi metri da casa mia, davanti a me, cammina una coppia con i pantaloni col risvolto, larghi, quasi uguali lui e lei. Io cammino due tre passi indietro. È notte di Sperrmüll, così si chiamano i rifiuti ingombranti che qui una volta al mese, in una data differente in ogni quartiere, si possono depositare per strada perché il mattino dopo vengano raccolti da un apposito camion. Nei giorni e nelle notti prima dello Sperrmüll si fanno grandi affari e grandi ritrovamenti, le migliori sedie, lampade e oggetti che arredano le nostre case. C’è da tenere gli occhi bene aperti e i miei occhi si depositano su quattro scatoloni pieni di quelli che a un primo sguardo mi paiono DVD in perfetto stato, appena messi per strada. Invece sono quattro scatoloni di libri. In tedesco. Romanzi di qualità, saggi, tutto quasi intatto. La coppia col risvoltino si accorge che mi sono fermata e torna indietro. Ci fermiamo con stupore a guardare i libri. Io non ne voglio nessuno, lei ne sceglie solo uno. Mettiamo tutto in macchina mia a pochi metri di distanza. Domani li porterò a un Givebox, vale a dire uno scaffale-cabina dove puoi mettere le cose da regalare. Lei mi dice: ti conosco per Foodsharing, al mercato. Io non mi ricordo esattamente, ma non importa. Ci siamo riconosciute fermando il passo per quattro casse di libri che nessuna di noi due vuole portarsi a casa, ma che vogliamo salvare.
Già ho dimenticato la mala noche, la ragazza triste e ubriaca, gli approfittatori che si fingono innocenti. Domattina il campanello potrebbe suonare già alle nove e trenta, è il caso di dormire. E di pensare a come riconoscersi, sempre, con le persone con cui ne vale la pena.

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